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La legge elettorale

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E' vero che le sedicenti democrazie occidentali godono tutte di pessima salute, a cominciare dal FARO della democrazia, guidato oggi da un golpista stupratore che governa a colpi di executive order, cioè editti, spesso del tutto deliranti. Ed è vero pure che sull'altra sponda del pond ormai si va in galera per una maglietta della Palestina, senza che il parlamento abbia mai legiferato a riguado.

E' tutto vero, ma comunque l'Italia riesce a stare un passetto più in là degli altri, non democratura come usa adesso, ma direttamente paese bananero. E non da oggi. Uno accende la televisione o apre un giornale italiano e si parla tranquillamente della nuova legge elettorale. Come se fosse un fatto del tutto ordinario.

La legge elettorale in dirittura d'arrivo.

Polemiche sulla legge elettorale.

Via libera alla legge elettorale.

Come se fosse normale quello che accade puntualmente verso la fine di ogni legislatura, ovvero che il governo in carica prende in mano i sondaggi e si scrive una bella legge elettorale ad hoc che, in base a quei sondaggi, gli consente di rivincere (o quantomeno di non perdere troppo) le elezioni.

Una cosa del tutto impensabile in qualsiasi Paese con vaghe pretese di democraticità. Quelli a cui siamo abituati a pensare hanno leggi elettorali immutate da decenni, se non da secoli come il Regno Unito. La Francia elegge il parlamento col maggioritario a doppio turno dalla Seconda Repubblica; la Germania usa il proporzionale con sbarramento dalla fine del nazismo; il Regno Unito, per l'appunto, gioca col first-past-the-post, altrimenti detto uninominale puro, da quando esiste il Big Ben.

In questi Paesi i rarissimi cambiamenti alla legge elettorale sono accompagnati da enorme dibattito nella società, perché viene giustamente riconosciuto che, in democrazia rappresentativa, il modo in cui si scelgono i rappresentanti è costitutivo. Nel Regno Unito fu fatto un tentativo di sostituire il sistema demenziale che si ritrovano con una forma di proporzionale. Se ne discusse per più di un anno e la modifica dovette essere sottoposta a referendum. Andò a finire che i soliti noti convinsero la gente che il proporzionale sarebbe stato un incrocio tra il blitz e un colpo di stato, e la legge fu bocciata. Questa però è un'altra storia, il punto è che la legge elettorale, in democrazia, è una cosa serissima.

In Italia no. L'Italia cambia legge elettorale a ogni elezione, si fa in quattro e quattr'otto, e se qualcuno prova a parlarne pubblicamente la risposta è che AGLI ITALIANI NON INTERESSANO QUESTIONI ASTRUSE COME LA LEGGE ELETTORALE.

Hanno altro a cui pensare gli italiani.

Tecnicamente ciò può accadere perché i costituenti non lo misero in Costituzione, il sistema elettorale. Inserirono solo un vago riferimento al fatto che dovesse essere "proporzionale". Ma la proporzionalità viene tranquillamente stiracchiata a piacimento a ogni iterazione, a cominciare proprio dal Mattarellum, quello che diede inizio alle danze dopo Tangentopoli. Quella legge prevedeva solo il 25% di seggi assegnati col proporzionale, il resto maggioritario puro, e alla suprema corte andò bene così. Tuttavia da allora alcune delle mille leggi elettorali che si sono susseguite hanno fatto a meno anche di quella blanda componente proporzionale, assegnando premi di maggioranza abnormi e infatti, ecco l'altra follia, la Corte Costituzionale le ha talvolta annullate, ovvero dichiarate incostituzionali, come quella con cui votammo nel 2013, il famigerato porcellum partorito da, nomen omen, Roberto Calderoli.

La cosa più incredibile, e la più bananera, fu che, siccome l'intervento dei giudici costituzionali ebbe luogo a elezioni ormai concluse, si fece finta di niente. Il Parlamento che avevamo appena eletto era illegittimo, eletto secondo un meccanismo non costituzionale, non valido insomma. Però ormai le elezioni le avevamo fatte e il Parlamento ce lo tenemmo così com'era.

Quel sacro tempio della democrazia.

In quest'anno di grazia 2026 capiterà la stessa cosa. La legge che sta spingendo il governo è sicuramente incostituzionale, con le preferenze farlocche e un premio di maggioranza abnorme. L'hanno scritta come si scrivono i bandi di concorso quando già si sa chi deve vincere: premio di maggioranza al 42% (non 40 o 45, il premio si prende col 42), liste bloccate, firme impossibili da raccogliere per chi non è già dentro. Non c'è alcuna speranza che i giudici costituzionali la lascino passare così com'è, ma i fasci proveranno ad anticipare le elezioni prima del loro intervento. Tanto che gliene può mai fottere della Costituzione ai fasci? La Costituzione li aveva messi al bando.

Epperò anche stavolta potrebbe andare a finire che i conti li sbagliano e le elezioni riescono a non vincerle neanche col trucco. Perché, a quanto pare, dalla fogna è uscito uno più fascio di loro che gli potrebbe far perdere il 42%. In tal caso la legge elettorale che i geni hanno partorito si trasformerebbe proprio in quel proporzionale puro così come lo volevano i costituenti. Sarebbe un caso monumentale di eterogenesi dei fini.

Peccato solo non poter votare Democrazia Proletaria.